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Ascolto attivo: sentirsi ascoltati cambia il modo in cui vediamo noi stessi

4 giorni fa
Tempo di lettura: 7 min

L’ascolto attivo è qualcosa di molto più profondo del semplice sentire le parole di qualcuno. Quando ci sentiamo ascoltati davvero, percepiamo che ciò che pensiamo, sentiamo e viviamo ha un valore. E questo lascia una traccia dentro di noi, soprattutto nei primi anni di vita. Essere ascoltati ci aiuta a sentirci visti, riconosciuti, importanti. Al contrario, crescere con la sensazione che ciò che proviamo non trovi spazio può influenzare il modo in cui impariamo a guardarci e a stare nelle relazioni.


Io sono Io sono Gessica Biondi, Psicologa / Psicoterapeuta a Montecatini (PT) e in questo articolo vorrei soffermarmi proprio su questo: cosa significa ascoltare davvero, cosa succede quando qualcuno ci fa sentire accolti e quanto le esperienze vissute da bambini possono continuare a farsi sentire anche da adulti.



Indice dei contenuti



Sentire e ascoltare sono davvero la stessa cosa?

Possiamo sentire qualcuno parlare senza essere davvero presenti. Succede quando pensiamo già a cosa rispondere, quando interrompiamo, quando cerchiamo subito una soluzione o quando ascoltiamo solo la parte che conferma ciò che pensiamo.


L’ascolto attivo richiede qualcosa in più: presenza.


Vuol dire lasciare spazio all’altro, prestare attenzione alle parole ma anche al tono, ai silenzi, alle emozioni che emergono. Vuol dire provare a capire ciò che quella persona sta vivendo, senza avere fretta di correggerla o di dirle come dovrebbe sentirsi.


A volte ascoltare davvero significa fare molto meno di quanto immaginiamo. Restare lì, fare una domanda, lasciare qualche secondo di silenzio, far sentire all’altro che può continuare. Sono gesti piccoli, ma che possono cambiare completamente il modo in cui una persona vive quella conversazione. Perché quando ci sentiamo ascoltati non riceviamo solo attenzione, riceviamo un messaggio molto più profondo: “Quello che stai vivendo conta.



Cosa succede quando qualcuno ci ascolta davvero?

Essere ascoltati davvero ci fa sentire riconosciuti. Quando qualcuno ci dedica attenzione, resta con noi senza fretta e prova a capire quello che stiamo vivendo, dentro di noi succede qualcosa di importante: sentiamo di avere spazio.


Sentiamo che possiamo parlare senza doverci difendere, spiegare troppo o ridimensionare ciò che proviamo. E questa sensazione, soprattutto quando arriva da una persona significativa, può avere un valore enorme.


Ci aiuta a percepire che:


  • quello che sentiamo merita attenzione;

  • le nostre emozioni hanno un posto;

  • possiamo esprimerci senza paura di essere giudicati;

  • la nostra esperienza conta per qualcuno.


È anche così che, poco alla volta, costruiamo un'immagine di noi stessi. Attraverso lo sguardo e l'ascolto dell'altro impariamo a capire se possiamo fidarci di ciò che sentiamo, se possiamo mostrarci, se possiamo occupare spazio nella relazione.




Da bambini impariamo chi siamo anche attraverso lo sguardo degli altri

Da piccoli costruiamo l’idea che abbiamo di noi anche attraverso il modo in cui gli adulti ci guardano, ci rispondono e ci ascoltano. Se un bambino sente che quello che prova trova spazio, impara piano piano che le sue emozioni hanno valore. Se può raccontare una paura, una rabbia o una tristezza e trova qualcuno disposto ad ascoltarlo, comincia a fidarsi di quello che sente. Questo contribuisce alla costruzione dell’autostima, perché il bambino riceve dall’altro un messaggio molto semplice: “Quello che senti è importante. Tu sei importante.” 


Quando invece le emozioni vengono ignorate, minimizzate o interrotte troppo spesso, può succedere che il bambino inizi a dubitare del proprio vissuto. Può imparare a trattenersi, a parlare meno, a pensare che alcune emozioni siano sbagliate o che sia meglio non disturbare.


Sono esperienze che possono sembrare piccole, ma che nel tempo contribuiscono a costruire il modo in cui impariamo a stare con noi stessi e con gli altri.



E quando da bambini non ci siamo sentiti ascoltati?

Da bambini impariamo molto presto se quello che sentiamo può trovare spazio oppure no.

Se ogni volta che proviamo a raccontare una paura, una rabbia o una tristezza veniamo interrotti, minimizzati o poco considerati, possiamo iniziare a fare una cosa molto semplice: adattarci.


Magari parliamo meno. Chiediamo meno. Impariamo a tenere dentro quello che proviamo oppure cerchiamo continuamente conferme per capire se abbiamo il diritto di sentirci in un certo modo.


Crescendo, queste modalità possono diventare così familiari da sembrarci normali.

Da adulti possiamo ritrovarci a fare fatica a dire ciò di cui abbiamo bisogno, a sentirci in colpa quando occupiamo spazio, a cercare approvazione oppure a reagire con molta intensità quando percepiamo che qualcuno non ci sta ascoltando davvero.


A volte una situazione presente tocca qualcosa di antico. E allora la reazione sembra più grande del momento che stiamo vivendo, perché dentro porta con sé anche tutte le volte in cui ci siamo sentiti ignorati, messi da parte o poco importanti. Riconoscere questo legame tra passato e presente può aiutarci a capire meglio noi stessi e il modo in cui entriamo nelle relazioni oggi.


relazioni sane e ascolto attivo


Alcuni modi di stare nelle relazioni iniziano molto prima di quanto pensiamo

Ci sono comportamenti che, da adulti, possiamo vivere come parte del nostro carattere. In realtà, a volte, sono modi che abbiamo imparato nel tempo per proteggerci o per sentirci più sicuri nelle relazioni.


Può succedere, ad esempio, di:


  • cercare spesso conferme dagli altri;

  • fare fatica a dire quello che pensiamo davvero;

  • sentirci subito esclusi quando qualcuno è distante;

  • arrabbiarci molto quando non ci sentiamo considerati;

  • mettere i bisogni degli altri prima dei nostri;

  • evitare il confronto per paura di essere giudicati o rifiutati.


Queste modalità possono avere radici lontane e diventare automatiche, soprattutto quando non abbiamo avuto molte occasioni per sentirci ascoltati davvero. Riconoscerle è importante, perché ci permette di smettere di viverle come qualcosa di “sbagliato” in noi e iniziare invece a chiederci da dove arrivano e di cosa avremmo bisogno oggi.



Se senti che nelle tue relazioni fai fatica a sentirti ascoltato/a o a dare spazio a ciò che provi, può essere utile fermarsi e capire da dove nasce questa sensazione. Puoi prenotare un colloquio primo colloquio conoscitivo con per affrontarlo in uno spazio di ascolto accogliente e senza giudizio.


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Come possiamo imparare ad ascoltare davvero?

Ascoltare davvero richiede presenza e, soprattutto, richiede di rallentare un po’. Spesso mentre qualcuno parla stiamo già pensando a cosa rispondere, a come aiutarlo o a quale consiglio dargli. L’ascolto attivo parte invece dal tentativo di restare con ciò che l’altra persona sta raccontando.


Può aiutare:


  • lasciare che l’altro finisca senza interrompere;

  • fare domande per capire meglio, senza mettere subito la propria esperienza al centro;

  • prestare attenzione al tono della voce, ai silenzi e alle emozioni;

  • evitare di minimizzare con frasi come “non è niente” o “passerà”;

  • resistere alla tentazione di trovare subito una soluzione.


Facciamo un esempio. 

Se una persona ci dice: “In questo periodo mi sento sopraffatta e faccio fatica a gestire tutto”, possiamo rispondere con “Mi sembra che tu stia portando davvero tanto. Ti va di raccontarmi cosa ti pesa di più?” invece di passare subito a un consiglio. Perché a volte chi abbiamo davanti non ha bisogno di una risposta perfetta, ma di sentire che siamo lì, che stiamo cercando davvero di capire.



Imparare ad ascoltare anche noi stessi

Ascoltare gli altri diventa più semplice quando impariamo, poco alla volta, ad ascoltare anche quello che succede dentro di noi. Riconoscere un’emozione, accorgersi di un bisogno, capire quando qualcosa ci mette a disagio: sono tutti modi per entrare più in contatto con noi stessi.


Quando questo ascolto interno manca, può diventare più difficile anche stare davvero nella relazione con l’altro, perché rischiamo di reagire in automatico o di mettere da parte ciò che sentiamo. Fermarsi ogni tanto e chiedersi “Come sto davvero?” può sembrare una cosa semplice, ma spesso è da lì che parte una maggiore consapevolezza.



Sentirsi ascoltati può cambiare il modo in cui ci guardiamo

Essere ascoltati davvero può lasciare un segno profondo. Ci aiuta a sentire che quello che proviamo ha valore, che possiamo esprimerci e che abbiamo diritto a occupare spazio nelle relazioni. E anche se da piccoli non sempre abbiamo ricevuto questo tipo di ascolto, da adulti possiamo imparare a costruire relazioni diverse e a dare più spazio alla nostra voce


Se senti che fai fatica a sentirti ascoltato/a, a esprimere i tuoi bisogni o a dare valore a ciò che provi, possiamo parlarne insieme. Nel mio studio a Montecatini Terme, oppure online, posso offrirti uno spazio in cui sentirti accolto/a e iniziare a fare chiarezza, con i tuoi tempi.








Domande frequenti

Cosa significa ascolto attivo in psicologia?

In psicologia, l’ascolto attivo significa prestare attenzione reale a ciò che una persona sta comunicando, attraverso parole, tono, silenzi ed emozioni. Richiede presenza, interesse e sospensione del giudizio.

Possiamo riassumerli in quattro aspetti: attenzione, comprensione, empatia e restituzione. Significa ascoltare, cercare di capire, accogliere ciò che l’altro prova e mostrare di aver compreso.

Lasciando parlare l’altro senza interrompere, facendo domande sincere, osservando anche il linguaggio non verbale e resistendo alla tentazione di dare subito consigli o soluzioni.

Un ambiente tranquillo, il tempo, la disponibilità emotiva e la capacità di mettere momentaneamente da parte giudizi e distrazioni aiutano a creare un ascolto più profondo.

Consiste nel restare presenti nella conversazione e cercare di comprendere davvero l’esperienza dell’altro, mostrando attenzione attraverso parole, domande, silenzi e segnali non verbali.

Può favorire fiducia, vicinanza e una comunicazione più autentica. Sentirsi ascoltati aiuta anche a sentirsi riconosciuti e a dare maggiore valore alle proprie emozioni.

Tre esempi semplici sono: lasciare che una persona finisca di parlare, chiederle “Ti va di raccontarmi meglio?” e restituire ciò che abbiamo compreso con una frase come “Mi sembra che questa situazione ti abbia fatto sentire molto sola.”

Perché ci permette di entrare davvero in relazione con l’altro. Sentirsi ascoltati può farci sentire compresi, accolti e importanti, migliorando la qualità della comunicazione e delle relazioni.


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